Il disonore di credere

Può sembrare attraente una fede che metta al riparo, che culli e assecondi le nostre attese, che soddisfi le nostre pretese. È bello un “vangelo” che ci metta a sedere, che ci dia conforto e sollievo, che ci liberi dal peso di fratture e di cambiamenti, di contrasti e di divisioni. Ed è facile innamorarsi di questo “vangelo”, una parola buona per ogni stagione, una scelta accurata di ciò che non urta e non crea problemi.

Leggi tutto

Dio viene a liberare la vita

È forte la tentazione di accomodarsi, di gestire le cose come fossero eterne, di vivere il tempo come fosse nostro. Rischiamo di abitare la storia come nostra definitiva dimora, fissando nel tempo le nostre ricchezze, affidando noi stessi a tutte le cose. E, invece, il tempo è sempre un notturno, è sempre assenza di ciò che conta, veglia e attesa di ciò che viene, ricerca e impazienza che arrivi la luce.

Leggi tutto

Per vivere bisogna imparare a morire

Bisogna guardare in faccia la realtà. Se fissiamo lo sguardo su tutte le nostre ansie, i nostri deliri e le nostre passioni, le nostre frenetiche attività, si spalanca davanti a noi l’assurdo di ciò che tiene in ostaggio la nostra vita. Siamo preda e vittime del nostro affannarci, del nostro affaticarci con ansia, del nostro bisogno di afferrare e trattenere ogni cosa illudendoci di afferrare e fare nostra la vita. 

Leggi tutto

Insegnaci a pregare per insegnarci a vivere

La preghiera è scandalo che contraddice il nostro modo di vivere, è appello che scardina le nostre certezze, è assillo che abbassa le nostre pretese, è grido che smonta le nostre presunzioni, è supplica che rivela la nostra mancanza, è pianto che mostra la nostra insufficienza. Ed è per questo che oggi pregare è un problema. Pregare è mettere in crisi il nostro delirio di autosufficienza, è gridare il nostro bisogno, è dichiarare la nostra debolezza. E anche i credenti fanno fatica ad accettare una preghiera che sia richiesta, invocazione di aiuto, un bussare, assurdo e imperterrito, ad una porta che stenta ad aprirsi. Bisogna chiedere al Figlio che ci insegni ancora a pregare perché solo così impareremo a vivere.

Leggi tutto

Non dobbiamo salvare il mondo

È pericoloso sezionare il Vangelo, ridurlo a parti e renderle autonome. Il racconto del buon samaritano (domenica scorsa) e quello di Marta e Maria se non sono letti insieme ci fanno prendere abbagli, ci fanno pensare a contrapposizioni inesistenti e scegliere priorità inesistenti. Cosa è più importante? Amare Dio o il prossimo? Ascoltare la parola del Signore o darsi da fare? Restare seduti in silenzio o mettersi a servizio degli altri? Se nella parabola del buon samaritano, infatti, tutto è centrato sull’amore per il prossimo, che è vero se è impegno a farsi carico, se è preoccupazione che spinge a fare concretamente qualcosa, il racconto di Marta e Maria, invece, sembra spingere in senso contrario. Marta è sollecitata dal Signore a ripensare alle sue priorità, alla sua scelta di darsi da fare e Gesù indica, in quella scelta da Maria, la parte migliore che consiste, semplicemente, nel restare seduti ai suoi piedi per ascoltare la sua parola.

Leggi tutto

Amare è farsi prossimo

Ereditare la vita eterna è possibile vivendo l’amore, facendo dell’amore il centro unificante di tutto l’essere, il cuore pulsante di tutto l’agire. Mentre viviamo il tempo della dispersione, della frammentazione, dell’alienazione risuona anche per noi la possibilità di unificare la nostra esistenza, di dare un volto alla nostra persona, di ricomporre i pezzi del nostro vissuto. Amando, Dio diventa il centro unificante di tutta la vita e impariamo a farci prossimi e vicini ad ogni uomo che incontriamo per strada. L’amore, infatti, non è teoria, ma concretezza fattiva che si fa carico, che si prende cura delle ferite di ognuno. 

Leggi tutto

Mandati a custodire la vita

Ci sono momenti in cui è forte l’urgenza di muoversi e di andare. Sono situazioni e circostanze in cui la verità del proprio restare corrisponde alla disponibilità a lasciarsi mandare altrove. Diventare discepoli, infatti, è possibile solo diventando apostoli. Perché seguire il Maestro è anche precederlo lungo le strade, preparare il suo incontro con gli altri, testimoniare che il suo regno si è fatto vicino. E, forse, solo lasciando che egli ci mandi nel mondo, nella concretezza delle case e delle città, diventiamo pienamente discepoli, certi che l’unico vanto di cui vantarci è la croce con la quale egli ha scritto i nostri nomi nel cielo, li ha resi vivi e saldi nella memoria del Padre.

Leggi tutto

Imparare a dirigere il volto

Ci sono svolte in cui la fede è messa alla prova, è chiamata a reagire davanti agli eventi, è spinta a decidersi e a fare scelte. Credere, infatti, non è assentire e dire cose, ma muovere i passi su un cammino nuovo, restare per via e senza dimora, incontrare ostacoli e ostilità. Ed è allora che bisogna fermare lo sguardo sul volto del Cristo, per scoprire che è un volto orientato, che guarda fisso verso una meta, che indica, con fermezza e ostinazione, che la sequela sconvolge la vita, che ogni invio è congedo urgente, è decisione che spezza legami perché guarda avanti e guarda oltre. 

Leggi tutto

Moltiplicare la vita

Celebrare la festa del Corpo e Sangue di Cristo è fermarsi ancora nel cuore della Pasqua per lasciare che l’evento che ha segnato la storia tocchi e risani il tempo ordinario del vivere. Il pane e il vino, segni di vita e di lavoro, di ciò che serve ed essenziale, segni di festa e di condivisione, di amore e di gioia, diventano, nell’Ultima Cena, il segno grande di un amore supremo, di un amore totale, di un amore divino che si spezza e si spende nelle nostre storie umane.

Leggi tutto