Una vita controcorrente

È sempre difficile distinguere i criteri divini da quelli umani, la sapienza di Dio da quella degli uomini. E ogni cristiano si trova nel mezzo, incerto abitante di logiche opposte. C’è una scelta da fare, ci sono decisioni da prendere, c’è un criterio da scegliere. E, nonostante le tante parole, è sempre difficile prendere per buone le beatitudini, parole che sconvolgono il senso comune, che mettono in crisi le nostre certezze, che ribaltano i nostri piani. Il nostro è un Dio imprevedibile, un Dio che ci chiede di andare controsenso sui sentieri della storia. 

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Venite e diventate Parola

Per quanto siano fitte le tenebre c’è sempre una luce a rischiarare la notte, per quanto sia profondo il silenzio c’è sempre una voce a sollevare il cuore, per quanto siamo lontani da Dio c’è sempre la sua parola a venirci incontro, a inseguirci nei nostri sentieri, a incontrarci sui nostri cammini sperduti. È così che ha inizio il Vangelo e si muove su strade inattese. Così avanza ancora oggi l’annuncio lieto: Dio si è fatto vicino, si è accostato alle nostre vite ordinarie.  

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Testimoni dell’Agnello

Dopo aver celebrato il mistero dell’incarnazione ed essere stati partecipi della duplice manifestazione di Dio nella carne di un uomo (ai Magi e nel battesimo al Giordano), il cammino si ferma, prima di proseguire sul sentiero ordinario, dinanzi ad una ulteriore manifestazione della gloria divina, quella nascosta nel servo che si fa agnello. «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria» (Is 49,3). L’immagine del servo, che Isaia delinea, è quella di colui che, come agnello mansueto, si lascia condurre al macello portando su di sé il peccato di molti. È su di lui che Dio manifesta la sua gloria, quella stessa che Giovanni indica nell’uomo che viene verso di lui. 

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Così fu generato e così resta con noi

Ci sono svolte che non sono pensabili. È l’incursione di Dio nella nostra vita, il suo farsi vivo lì dove non è possibile, proprio quando non è contemplato. E a fatica riusciamo a credere che sia proprio lui a farsi presente, perché è segno chiaro che ci mette in crisi, che si fa vicino e ci chiama a giudizio. Dio infatti, mentre si dona, ci spinge sempre ad una crisi, ad una scelta che è solo nostra. 

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Lo scandalo della gioia

Nel cuore dell’avvento risuona l’invito alla gioia e la Parola avverte che non è più tempo di pianto e di tristezza. Ma come e perché gioire? Come annunciare e vivere questo il tempo come il momento della festa? Attorno a noi regna una coltre di nube e di rassegnata disperazione. Nulla sembra andare per il verso giusto e i progetti umani sono sempre più incerti e precari. Siamo in balia delle onde e delle maree. Eppure risuona per noi l’invito a rallegrarci. 

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La fine dei giorni

L’Avvento inizia dalla fine, da ciò che dà senso e slancio al cammino. È “alla fine dei giorni” che si volge lo sguardo perché è solo la fine che può suggerire la strada a questo presente, che può riempire le ansie del tempo con una veglia che sia luminosa, che sia colma di attesa e speranza. È grandiosa la visione dell’Avvento, perché è visione della fine, della meta a cui tutto aspira. 

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Il grido d’Avvento

Il tempo, scandito dall’anno liturgico, ha un inizio che coincide con l’Avvento. Il tempo, infatti, può iniziare e farsi storia perché il suo scorrere è sottratto al ciclico e insensato rincorrersi uguale dei giorni. La storia e il tempo possono iniziare perché c’è un Altrove che viene, c’è un Oltre che ad-viene. L’Avvento è il tempo che vede la nostra storia aperta all’Altrove. È il tempo in cui celebriamo la venuta, anzi esponiamo noi stessi e gli eventi a questa venuta che avviene.

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Cristo Re: un potere che vince il dovere

Celebrare Cristo Re dell’universo è chiudere il tempo, quello dell’anno liturgico, con una chiusura che, invece di porre fine al percorso, lo innalza e spinge oltre. Cristo Re dell’universo, infatti, non è un’immagine devozionale. È segno potente che incide e innesta, nell’impossibilità umana, la possibilità ultima e divina. Il potere di Cristo Re, infatti, è la possibilità che, in lui, per tutti è aperta e disponibile. 

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